Molto edificante l'intervista che Michael Glatze, ex gay "convertito", ha rilasciato a Nicolosi, quello che "cura" i gay ed è in grado di prendere Vladimir Luxuria e trasformarla in Hugh Jackman.
Vorrei riportare uno scambio di battute tra i due filosofi in questione:
M.G.Ricordo molto chiaramente, quando
avevo 14 anni, che un mio amico si avvicinò a me e mi spiegò che ero gay.
J.N. Quell’etichetta è la risposta a tutto, non è vero?
M.G. Esattamente. È questo il problema, è proprio questo.
J.N. È una risposta semplice e rapida a un problema molto complicato.
M.G. E’ vero. Se continuiamo a fornire questa identità le persone non
risolveranno mai i propri problemi.
J.N. Perché l’etichetta dell’Io Gay è come una mano di vernice passata su
un’aspetto disordinato della nostra vita.
(NB: "un'aspetto" non prevede apostrofo, ma l'ignoranza che imperversa in questa "setta" è davvero profonda...nemmeno una traduzione, sanno mettere in un italiano decente)
Quindi l'identità gay, il fatto che io sia davvero gay, è solo ed invariabilmente un'invenzione posticcia per "un aspetto disordinato della mia vita" (senza apostrofo).
Che il mio essere gay sia un fatto, e un fatto positivo per me, non può essere, per questi signori.
Quanto suonano ipocrite, dopo aver letto questa "testimonianza", le parole dei vari gruppi (come il Gruppo lot, ad esempio), quando dicono di voler solo fornire un poercorso spirituale a chi non è felice della propria condizione omosessuale...
La netta separazione tra cosa è bene e cosa è male, ecco l'obiettivo di queste persone.
Uno dei perni argomentativi di questi pseudononsisachè è il fatto che nella "comunità gay" (in cui, tra l'altro, si riconosce solo una parte minoritaria dei gay) non si può dubitare della propria condizione omosessuale. Lasciamo ancora la parola ai due signori:
M.G. Appena ti unisci al club, questa è la prima regola. Puoi esaminare la
causa di qualsiasi altra cosa, eccetto dell’omosessualità.
J.N. Posso esplorare le ragioni del mio alcolismo, del mio eccessivo
appetito, della mia depressione – ma non della mia omosessualità.
M.G. Giusto. E, ironicamente, è ok perfino per gli eterosessuali mettere
in dubbio la propria eterosessualità
Ora, a parte che potrebbe essere interessante capire come mai l'omosessualità sia collocata in una galassia concettuale che comprende alcoolismo, bulimia e depressione, quello che lorsignori non riescono a capire è un passo concettuale un po' più sofisticato da compiere. In una battuta, "Appena ti unisci al club, a quello di Nicolosi, questa è la prima regola. Puoi esaminare la causa di qualsiasi altra cosa, eccetto la causa della sofferenza derivante dall'essere omosessuali."
Ammettiamo per amor di discussione che la maggior parte degli omosessuali manifesti una sofferenza legata al suo essere omosessuale. A questi eterosessuali ritrovati non viene in mente che forse questa sofferenza non derivi dall'essere omosessuali, bensì dal fatto di subire, per il fatto di essere omosessuali, indicibili sofferenze e violenze inflitte dalla società, non ultimi da lorsignori, che considerano la condizione omosessuale una condizione di disagio, una conseguenza di un disordine, un qualcosa da cui è auspicabile guarire (anche se, per carità, nessuno viene costretto a guarire...).
Le testimonianze sono mono-tematiche e seguono uno schema piùso degli oroscopi (a cui sono vicine quanto a scientificità):
a) violenze e sofferenze da giovanissimi (con un background da manuale per poter poi dedurne, con matematica, meccanica ed elementare consequenzialità una costellazione di "disagi psicologici": mancanza di autostima, asse una figura paterna, paura della mascolinità, femminilità indotta per contagio da un ambiente troppo femminile, ecc ecc...). Sarebbe devastante per le loro teorie arrivare a capire che NON ESISTE NESSUN BAMBINO che non abbia subito traumi e sofferenze. Un bambino, la cui mamma lo sgrida perchè non vuole andare a dormire, soffre in modo indicibile. Le testimonianze di tutti questi "testimoni" sono, dalla pria all'ultima, "romanzi personali", rivisitazioni allucinatorie di presunti stati d'animo del passato interpretati con strumenti e concetti del presente - i quali strumenti, tra l'altro, essendo del presente, sono già "formati" per interpretare gli eventi passati secondo una certa deformazione
b) immersione nel "mondo gay" come scorciatoia per risolvere i problemi (si sa, "decidere" di "fare" il gay è sempre così facile..)
c) incontro con dio (o con Nicolosi, o con povia)
d) disvelamento: ero etero, mi piacevano le donne ma per semplificarmi le cose mi sono creato un'identità gay - notoriamente molto semplice e comoda da mantenere nella nostra società.
sabato 24 gennaio 2009
La malattia dell'eterosessualità latente
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2 commenti:
Che dire? Semplicemente, che adoro er Pupone prolifico.
Ma dacci dentro, che hai quasi un mese di neghittosità da recuperare.
Un abbraccio!
:-)
Grazie al mio gan preferito...e ricorda che anche quando non scrivo io leggo, e leggo anche te, quindi...quindi...come si dice? "Dita in spalla"?
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