...l'Arcigay ha proprio toppato...
Tirare fuori l'orgoglio omosessuale e denunciare l'omofobia italiana attaccandosi alla tragedia di Barajas è decisamente fuori luogo, stupido e di una volgarità imbarazzante...
Sono quasi completamente d'accordo con il corsivo di Francesco Merlo su Repubblica di oggi.
Non era il momento, non era l'occasione, non era il modo giusto. Il timore che i sostenitori dei (sacrosanti) diritti gay stiano usando la morte di un uomo per propagandare un'idea e per guadagnarsi un martire da esibire come amuleto nelle battaglie civili è più che fondato. E, se così fosse, sarebbe quanto di più incivile si possa immaginare a riguardo.
I diritti civili prevedono anche il diritto di non essere strumentalizzati. Non togliamo questo diritto allo steward italiano morto a Madrid: lasciamo che ora, da morto, possa godere di questo elementare diritto, visto che non ha potuto esercitare, da vivo, il diritto alla felicità nella sua patria.
PS complimenti a Merlo per la precisione, la chiarezza, l'umanità e la limpidezza con cui ha esposto le sue idee a riguardo.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


4 commenti:
questa volta non sono d'accordo: se è vero che arcigay non deve strumentalizzare questa morte, è altrettanto vero che i giornali devono usare i giusti termini per chiamare le cose per quel che sono.
per cui la famiglia non va virgolettata ed il compagno francese va definito - appunto - compagno. l'articolo di repubblica vero in termini generali, nel caso specifico mi sa troppo di acqua sul fuoco.
fabio
Ciao fabio, sono d'accordo con te che virgolettare il termine "famiglia" non è corretto e non è dignitoso, ma l'articolo di arcigay è davvero inopportuno nei modi e nei tempi.
Io ho paura di volare - e però per via del mio lavoro devo prendere spesso l'aereo - e solo due giorni prima ero a Barajas, per cui la notizia mi ha fatto davvero effetto: be', leggere quel tono da crociata riferito a quell'evento mi è sembrato davvero fuori luogo. Se proprio avessero avuto l'impellente bisogno di denunciare le virgolette di cui sopra, avrei preferito un articolo più rispettoso della tragedia nel suo insieme, non un articolo che sembra ignorare la tragedia o addirittura un articolo che fa sembrare la vera tragedia il mancato riconoscimento dello status della vittima italiana. Qualcosa di meno "incazzato", almeno in questo caso...
Su Merlo non so, io non ne ho tratto un'impressione di "acqua sul fuoco". In genere non impazzisco per questo giornalista, ma in questo corsivo mi è parso convincente.
Ti ringrazio cmq per la tua riflessione.
ringraziarmi, e perché mai, siamo qui per questo no ;) ?
io sinceramente ho avvertito nel pezzo di repubblica quanto già avvertito in altre occasioni: voi froci state sempre a rompere i c....ni mentre i problemi sono altri.
che c'entra sapere "quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancore quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti"? io penso che se i due fossero stati un uomo ed una donna, Repubblica e tutti gli altri media li avrebbero portati alle stelle, ma si da il caso che fossero due froci e quindi sono "migliori amici"...
tutto qui.
Fabio
Hai ragione, i media avrebbero dovuto informare circa l'identità dell'italiano e basta. Non era necessario citare con chi si accompagnava, e se si sentiva la necessità di farlo bisognava chiamare il compagno "compagno", non "amico". D'accordo. Ma polemizzare, in qs caso, mi è sembrato cinicamente sfasato rispetto alla notizia.
Si doveva denunciare la doppia pruderie dei media, che ritengono necessario alludere all'accompagnatore ma senza chiamare le cose col loro nome. Ma non imbastirci su un'analisi sociologica. Non in quel momento, almeno...
Ciao Fabio!
Posta un commento