sabato 2 agosto 2008

La notte della ragione

Viviamo in giorni in cui ciò che ci avrebbe - giustamente - sconcertato solo dieci anni fa, ora sembra normale e giusto. Ed infatti i paesi esteri, che non hanno subìto un'involuzione come la nostra, sono sconcertati.

Un esempio fra i tanti ce lo fornisce, ancora, Marco Travaglio, uno degli ultimi veri custodi dei fatti - nudi, crudi e MAI pre-giudicati, in tutti i sensi.

La premessa è questa: in un editoriale del Corriere della Sera di ieri, sabato 1 agosto, il vicedirettore Pierluigi "Pigi" Battista scrive della violenta contestazione, a base di violenti fischi e di violento dissenso, nei confronti del ministro Alfano (o, in caso, del suo vice Rotondi). Scenario della contestazione: Bologna, nel giorno del ricordo della strage della Stazione.
Tecnicamente, un pezzo come quello di Battista è un "falso", visto che descrive un fatto ancora non avvenuto, pertanto inesistente. Ci sarebbe tra l'altro da riflettere su quanto, dalla sua influente posizione, un pezzo del genere distorca la percezione dell'evento a venire, ma lasciamo stare.

Cedo volentieri la parola a Travaglio (dal suo blog a sei mani "Voglio Scendere", con Corrias e Gomez), che come senmpre, in poche efficaci pennellate, mette a nudo il re. Attenzione però...in questo caso il re siamo noi, che troviamo "normale" un "ragionamento" come quello di Battista...

"commemorazione delle vittime della strage di Bologna… Esplode il coro minaccioso… Hanno vinto i professionisti della minaccia, le minoranze guastatrici incapaci di rinunciare a un rito violento… lo scatenamento della piazza… chi del fischio in piazza ha fatto un mestiere mediaticamente remunerativo… il pregiudizio e l’odio politico”. Insomma, “il 2 agosto è stato macchiato ancora una volta da una minoranza prepotente. Le vittime della strage non meritavano di essere trattate così nella memoria collettiva>. Uno, magari di prima mattina, magari spaparanzato sulla spiaggia, legge queste allarmanti parole sulla prima pagina del Corriere della sera di ieri, sotto il titolo “L’arma della minaccia” e a firma nientemenochè del vicedirettore Pierluigi Battista, e si inquieta, si angoscia, si rovina la giornata. Oddìo, dov’è successo il fattaccio? E chi è stato? E ci saranno dei superstiti? E quante le vittime di cotanta, e ovviamente cieca, violenza? Ci saranno dei feriti, dei contusi? E i colpevoli sono già stati assicurati alla giustizia o magari ancora latitano, liberi di ridare sfogo allo scatenamento, alla minaccia, alla prepotenza, al pregiudizio, all’odio politico e - Dio non voglia - al fischio in piazza? Poi il lettore si inoltra nella lettura del giornale e scopre che non è successo niente di niente. La strage di Bologna non è ancora stata commemorata, Piazza Maggiore è ancora deserta, nessuno ha fischiato nessuno (a parte un paio di vigili urbani alle prese con qualche motociclista in senso vietato). Ma Pigi, sempre previdente, ha pensato bene di anticipare gli eventi con un editoriale preventivo."

[...]

"Berlusconi chiama “eroe” Mangano e “metastasi” la magistratura, Gasparri dà della “cloaca” al Csm, Bossi infila il dito medio nell’Inno nazionale e annuncia 300 mila fucili pronti a sparare, ma Pigi si sveglia soltanto quando un anonimo rifondarolo bolognese annuncia qualche fischio al ministro Alfano: questa sì è “violenza”, questa sì è “minaccia”. Si ripete così, paro paro, la pantomima della presunta “cacciata del Papa dalla Sapienza”: un gruppo di studenti e insegnanti annunciò di voler contestare il Pontefice, il quale preferì rinunciare alla visita, e subito il coro dei tromboni cominciò a suonare la grancassa su una “censura” mai avvenuta. Ora Alfano, ben sapendo di essere quello del Lodo e della guerra alla Giustizia, annusa l’aria che tira a Bologna e, coraggiosamente, se la dà a gambe di fronte al rischio di quattro fischi in piazza. Il governo gli copre la ritirata con un tragicomico comunicato in cui gli chiede “il sacrificio di rinunciare”. E, al suo posto, manda l’incolpevole ministro Rotondi, nella speranza che non venga riconosciuto. Per chi non lo sapesse, è quello che l’altro giorno svelava a La Stampa il principio ispiratore della prossima riforma della magistratura: “Colpirne uno per educarne cento”. Un “uomo del dialogo”, direbbe Battista. Oggi si prega vivamente di applaudirlo. Anzi, possibilmente, di fargli la ola."

Punto.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mai parole furono più vere.
Il fatto che Berlusconi e Veltroni stiano facendo in Parlamento tutt'altro che politica, il fatto che i principali giornali e telegiornali siano asserviti al governo, il fatto che l'Italia sia ridicolizzata all'estero... è solo colpa dell'atteggiamento sociale. Nonostante l'opinione pubblica sia tenuta sapientemente a guinzaglio, è colpa "nostra", perché ormai crediamo a tutto, perché ci sentiamo infallibili come il nostro premier.
Se solo potessimo avere più risonanza...

che ne dici di uno scambio di link?
gosizdat.ilcannocchiale.it

ErPupone ha detto...

Detto fatto...ti ho inserito nella mia colonna Zirkus :-)

grazie della visita, a presto e...forza e coraggio, ci aspettano tempi ancora più bui...