venerdì 15 febbraio 2008

"L'Avvenire", ovvero come riuscire a rivoltare come un calzino i fatti

E' incredibile, incredibile come, armandosi solo di un po' di faccia tosta e un po' di malafede, si riesca a prendere un cubo e a descriverlo come una sfera.

L'impresa riesce a "L'Avvenire" di oggi. Il quotidiano dei Vescovi (...), anziche' dedicare OGNI SANTO GIORNO un editoriale allo scandalo-pedofilia in seno alla chiesa, vero "male assoluto" da sradicare, anziche' insabbiare e minimizzare, riesce a scrivere una serie di fatti-come-si-vorrebbe-che-fossero, ignorando programmaticamente i fatti-come-sono.

Leggendo l'avvilente articolo di Francesco Ognibene (Nomen Omen, se si pensa a cosa diceva Nietsche su chi vuole "fare il bene"...), risulta che - "a quanto va emergendo" - l'intervento delle forze dell'ordine a Napoli e' avvenuto con "rispettoso riserbo". Scordandosi di quanto detto da lui stesso due secondi prima ("a quanto va emergendo", ha detto, e non "come e' stato accertato"), Ognibene inizia a dipingere gli eventi come gli piacerebbe fossero andati, tra l'altro narrandoli come se lui fosse stato li' ad assistervi, e a titillare il senso di solidarieta' con i poveri agenti, "costretti" d'ufficio da una "grave denuncia" ad intervenire, ma con riserbo, per carita'...
Innanzitutto la "grave denuncia" si e' rivelata una bufala, una schizoide telefonata anonima che non avrebbe avuto luogo se il/la fanatico/a di turno non si fosse sentito/a nel giusto, spalleggiato dal Bene, nel fare la sua "grave denuncia". Sicuramente il soggetto in questione va ogni santa domenica a messa, e approva per filo e per segno quel che dice il papa, la CEI e "l'Avvenire". Bella scuola, davvero.
Inoltre, "a quanto va emergendo" l'intervento degli agenti non pare essere stato cosi' pieno di riserbo e di cristiana compassione. Tanto che la notizia e' trapelata.
Infine, come si evince dal cinico scritto di Ognibene, pare che la tecnica di attaccare per difendersi sia sempre valida, nell'ambiente della curia vaticana. L'opinione pubblica, giustamente, intravede in quest'episodio una deriva fanatica ed integralista della "vulgata" cattolica sull'aborto? Per allontanare da se' l'amaro calice non dico della colpa ma della correita', cosa si fa? Ci si dichiara vittima di un'aggressione ("dichiarazioni ai limiti dell'isteria" e "campagna mediatica con punte di violenza verbale da lasciare senza fiato", "furori ideologici" e "cronisti compiacenti"), si controaccusa ("il vero scandalo...", "la solitudine spesso assoluta...", "i difensori a oltranza della 194 come presidio di un presunto diritto di abortire..."), e si finisce per spararla davvero grossa: "[...] la tragedia di una donna che desiderava con tutto il cuore il suo bambino e che poi ha scelto di abortirlo per il timore profondo ed umanissimo di non farcela a reggere la sofferenza e la fatica che i medici le avevano prospettato, senza indicarle alcuna alternativa..." (corsivo mio).

Questo peloso scribacchino, questo vampiro della sofferenza, questo parassita della compassione arriva ad evocare tra le righe una maternita' negata, una scelta coortata, una frode perpetrata ai danni suoi e del "suo bambino"...

E' intollerabile, la spregiudicatezza con cui l'articolista finge di conoscere la donna, le sue motivazioni, i suoi sentimenti, e quelli (antitetici, evidentemente) dei medici che perfidamente la hanno convinta ad assassinare una povera creatura malata.
Con simili manipolatori di idee e sentimenti siamo costretti a misurarci, quando parliamo del vaticano e della sua cricca.

Lascio a voi la lettura dell'articolo nella sua interezza...

PS e visto che al peggio non c'e' mai fine, leggetevi sulla destra della pagina la "ricostruzione dei fatti", mai come in questo senso letteralmente una "ricostruzione" dei fatti...

1 commento:

Anonimo ha detto...

You write very well.