L'eutanasia, e tutto cio' che gravita attorno a questo tema, e' sicuramente un tema difficile, dove sarebbe opportuno che nessuno si sentisse in diritto o in dovere di dare LA risposta definitiva...Tantomeno la Chiesa, che basa le sue prese di posizione in materia su interpretazioni di un testo a cui si deve prestare volontaristicamente fede.
Da nessuna parte, nel nuovo o antico testamento, si parla di polmoni d'acciaio o di trapianto di midollo...i problemi e i dilemmi morali che oggi noi viviamo possono, ma non "debbono", essere letti alla luce dell'esegesi e dell'interpretazione che di alcuni passi della bibbia la chiesa da': ma solo per chi ha deciso (o ha la fortuna, o la sfortuna) di credere agli insegnamenti della chiesa cattolica.
Fede al quadrato.
Non basta credere in dio, bisogna anche credere che dio ha affidato alla chiesa l'unica esegesi possibile e lecita delle sue parole.
Ma uno spunto lo voglio dare anche io, uno spunto che prende le mosse da una frase dell'articolo odierno di Repubblica sulla sentenza con cui, forse, sara' concessa a Eluana la possibilita' di lasciare questo mondo.
La frase suona cosi': "la decisione era vincolata alla certezza che la giovane avrebbe scelto di morire e non di vivere artificialmente, privata delle capacità percettive e di qualsiasi contatto con il mondo esterno."
Vivere artificialmente...ha mai pensato, la chiesa, che forse vivere attaccati al respiratore, con uno stimolatore cardiaco, nutriti a forza con sondini e flebo, forse non è la vita che dio ci ha dato, ma quella che gli uomini sono in grado di surrogare? Non è "naturale" il decesso, se la persona non è in grado di mantenersi in vita? Dove inizia l'accanimento terapeutico? Non è forzare la mano alla volontà di dio, se si mantiene artificialmente in vita una persona che, evidentemente, non è in grado di permanere nella vita?
Non sono domande con una risposta, le mie (una volta tanto, direbbe qualcuno che conosce bene la mia innata arroganza...). Sono domande stupefatte, domande ingenue e "naif", domande che attendono risposte più profonde di quelle, dogmatiche, che dà oggi la chiesa cattolica.
Forse non sono l'unico, a pormele.
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2 commenti:
Ciao Erpupò!
Sai, quello che non ho mai capito è su che base la chiesa cattolica si ostini tanto a difendere l'idea che "la vita che Dio ci ha donato deve seguire il suo corso naturale" (perchè "se no si forza la volontà di Dio"), e poi si accanisca contro chi vuole "staccare il respiratore" a qualcuno che è tenuto in vita solo da una serie di macchine...
Questo è palesemente un controsenso, da qualunque parte lo si rigiri! Se qualcuno è tenuto in vita solo da un respiratore, forse si potrebbe anche provare a pensare che è proprio l'accanirsi a voler usare tale macchina "a forzare la volontà di Dio" ...
...se poi la persona in questione è lucida e non del tutto incosciente (come lo era Welby), allora non ci può nemmeno barricare dietro la scusa del "non possiamo essere noi a decidere a priori per lui"... non credi?????
Ne abbiamo parlato una volta anche in facoltà, a proposito di Welby stesso, ed il nostro professore di Pastorale era perfettamente d'accordo nel dire che sembrava essere proprio la chiesa - con il suo no ideologico ed aprioristico - a forzare la volontà di Dio, non certo i familiari di Welby...
Come al solito, per la chiesa il dogma astratto è più importante della persona concreta che ti sta davanti... che schifio!!!
Ciao!!!!!!!!!!!!
Ciao Lovely...è esattamente questo, che non capisco nella chiesa cattolica...Non che mi aspettassi coerenza e umanità da parte loro, ovviamente...ma mi stupisce che nessuno del "grande pubblico" trovi "innaturale" ed "artificiale" la vita attaccata alle macchine e trovi invece "innaturale" staccare la spina, tanto più, come dici tu, se la persona esprime lucidamente e consapevolmente questa scelta...
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